Il 25 novembre, avvolti dall’affetto di centinaia e centinaia di persone, abbiamo aperto le porte del Civico 111, la casa in cui l’arte e la cultura sono venute ad abitare. Lo abbiamo descritto così questo luogo dalle molteplici identità e dalla storia plurisecolare. Costruito infatti circa duecentocinquanta anni fa, il Civico era in origine una stalla, divenne in seguito un forno e oggi una galleria d’arte.

Determinati e cocciuti, abbiamo deciso di unire le forze e di realizzare questo angolo di pietre e resina, di colori e vernici opacizzate dal tempo. Roberto, Rocky, Giuseppe, Corrado, Fortunato e Daniela (la sottoscritta): sei nomi, sei personalità diverse che ci hanno messo la faccia e le forze per offrire un’alternativa in un contesto sociale difficile.

Nel profondo sud della Sicilia, in una città che cerca di scrollarsi di dosso le macchie di un’industrializzazione che l’ha sempre presentata al mondo, noi abbiamo cercato di fare altro, di non mollare, di non preparare la valigia. Siamo rimasti sfidando tutto e tutti, persino i sogni, persino l’incubo di sbagliare e di fallire. Il capitolo di questo libro si è aperto ancora da poco e sapere che cosa ne sarà tra venti, trenta pagine non è facile.

Lo stiamo sfogliando giorno dopo giorno, continuando a scommettere sull’arte e sulla cultura, valori che oggi la frenesia della quotidianità ha messo un po’ da parte nella vita di ciascuno di noi. Siamo sempre troppo impegnati a inseguire occasioni di lavoro, a rilassarci sul divano, a gustare buon cibo, ma l’anima dimentichiamo spesso di nutrirla. Non è semplice farlo né crederci, ma ve l’ho detto: siamo cocciuti e forse questo ci salverà.

Ci troviamo a Gela, in via Senatore Damaggio n.111, a pochi passi dal centro storico. Abbiamo il mare, la spiaggia dorata che incantò Quasimodo e un patrimonio archeologico importante. Siamo cittadini calorosi, di cuore, amiamo le tradizioni, celebriamo le ricorrenze e ci piace passeggiare, chiacchierare e mangiare il gelato anche in inverno. Se vi trovate da queste parti, fate un salto. Vi garantiamo che non ve ne pentirete. L’arte ha bisogno anche di gente che capiti per sbaglio o per caso, nascono così gli incontri più belli.

 

Ecco il Vostro Civico 111

È proprio quello che gli occhi non vedono che la mente, ascoltando, può immaginare.
Sorto laddove prima c’era ‘u funnucu’, un luogo cioè in cui i mercanti, a metà del Novecento, trovavano riparo insieme ai propri asini e cavalli, divenne un po’ di tempo dopo ‘il forno’, un panificio a due passi dal centro storico. Oggi il Civico 111 osa scommettere su un nuovo modo di pensare e vivere l’edificio, dando alla pietra e ai colori d’origine un’altra identità. Cambiano i concetti di spazio e di dimensione, i confini si smaterializzano, non si vedono, ma si avvertono.

 

Così come si presenta, il luogo rispetta fedelmente la storia dello spazio che lo ospita. Sono stati mantenuti i vari strati di intonaco, bianco, verde, grigio, nero, su cui si è intervenuti in superficie, senza aggredire la parte più vera e profonda, caratteristica di una pluralità funzionale e semantica del posto.

È suddiviso in reparti, ciascuno adibito a una funzione diversa: artistica, culturale e linguistica. Ad accogliere chi entra una piccola reception, che funge anche da sala d’attesa per i genitori che aspettano la fine della lezione di inglese o di arte dei propri figli. Nella stessa area un muro di ferro, legno e vetro isola la stanza dedicata alla formazione linguistica: qui adulti e bambini hanno modo di seguire le lezioni di inglese individuali, in gruppo o in classi di nove posti. Alla destra della reception la galleria, divisa a sua volta in tre aree: la prima riservata al co-working, la seconda allo spazio espositivo vero e proprio e la terza e ultima in fondo, abbracciata da un arco a vista e illuminata da una sfera dal colore lunare, è dedicata alle riunioni e al tavolo conferenze. Chiudono questo piccolo labirinto il bagno, un angolo ristoro e un giardino di cemento.

Il Civico 111 è un luogo in cui le regole vanno osservate. Si superano le convenzioni fisiche, ma non i confini ideologici, ci si ritrova in uno spazio chiuso, che concede l’illusione dell’apertura verso ciò che si trova accanto. Attorno a voi il Civico 111 ha eretto muri invisibili, con cui ha tracciato senza invadenza il limite dello spazio in cui vi trovate. Un limite che la gamba potrebbe attraversare, ma che la coscienza impone di rispettare.

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